Isolamento termico

Posted on Venerdì 23 Settembre 2005

Anche se qui le giornate sono stupende, soleggiate, tiepide e a cielo terso, stiamo incominciando a prepararci per l’inverno.
L’anno scorso avevamo notato che la neve caduta sul nostro tetto non si scioglieva alla stessa velocita’ di quella caduta sui tetti dei nostri vicini.
Al momento ci eravamo goduti la prima spiegazione che ci era venuta in mente: il nostro tetto e’ meglio isolato di quello degli altri.

Ma non avevamo preso in considerazione spiegazioni alternative dello stesso fenomeno. (Pigrizia mentale, di cui parlavo qualche giorno fa).
Una seconda spiegazione possibile e’ che casa nostra sia piu’ fredda delle altre.

Nel ragionamento dell’anno scorso avevamo dato per scontato che la temperatura interna di tutte le case del quartiere fosse la stessa.
Noi pero’ teniamo calda praticamente solo la stanza in cui passiamo la maggior parte del tempo da svegli (la sala con annessa cucina) e quella in cui passiamo la maggior parte del tempo da bagnati ( :-) ) per ovvie ragioni di confort.
Tanto per parlar chiaro (e non puoi parlare di nulla se prima non lo hai misurato, mi dicevano a scuola), in sala abbiamo 20 gradi, nelle camere 17 circa, nei corridoi 15.

Quest’anno abbiamo deciso di incrementare l’efficienza termica di casa mettendo dei pannelli riflettenti dietro ai termosifoni (che stanno quasi tutti sui muri esterni).
Nel nostro centro del fai da te preferito hanno vari modelli:

  • a strato singolo, che riflette il 90% del calore, e
  • a doppio strato, che riflette il 90% del calore.

Quale sia il motivo per cui uno dovrebbe prendere il doppio strato per avere la stessa efficienza neanche il commesso lo sapeva. :-)

Questo fine settimana procederemo all’installazione. La parte divertente sara’ smontare i termosifoni per poter lavorare dietro di essi… vi faremo sapere!

Cesca @ 11:03 am
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Blog senza censura

Posted on Venerdì 23 Settembre 2005

Leggo oggi sul Corriere della Sera che Reporters san frontières pubblica una Guida per i Bloggers e i Cyber-dissidenti.
Putroppo come gia’ letto piu’ volte sul blog del Contadino e su quello di Pino Scaccia, i blog non se la passano bene in fatto di censura e addirittura di responsabilita’ sui commenti che altri lasciano sui loro blog :(
Quindi, ancora una volta devo dire purtroppo, questa e’ una guida necessaria :(

Nella guida si puo’ trovare la descrizione di che cos’e’ un blog, con la spiegazione di alcuni termini da iniziati.
La guida inoltre incoraggia il blogger definendolo “l’araldo della liberta’ di espressione” :)
Dopo una breve panoramica sugli strumenti del blogger, il lettore puo’ scoprire come aprirne uno (con l’esempio di www.civiblog.org).
Se da una parte troviamo scritto che e’ molto piu’ facile aggiornare un blog che un normale sito web, ci viene anche ricordato che nel caso che noi volessimo fare giornalismo sul nostro blog, dovremmo farlo eticamente.
I capitoli su come essere linkati dai motori di ricerca e su come fare un blog che piaccia sono utili non solo per il Cyber-dissidente, ma contengono cosigli utili per tutti.
La parte finale del documento spiga in modo dettagliato e con molti link come poter bloggare in maniera anonima, come aggirare la censura e come rendere la propria posta elettronica anonima!

Chissa’ se questa guida servira’ tra poco anche qui da noi?

cesco @ 10:52 am
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Impolliniamoooociiiii!!!

Posted on Mercoledì 21 Settembre 2005

Ricordo che la festa di facolta’ di Agraria aveva come titolo “impolliniamoci”.
Detta festa era in primavera, momento di massima dispersione di pollini di varie specie ed aveva chiari scopi di tacchinaggio goliardico.

Nella mia ingenuita’ botanica pensavo che, avendo scelto la tarda estate per dipingere gli esterni di casa nostra, sarei stata al riparo dai pollini, che hanno la millenaria abitudine di farsi trasportare dal vento e la recente abitudine di attaccarsi alla vernice fresca rendendo rugosa anche quella che non dovrebbe esserlo. Mi sbagliavo!!!

Dietro a casa nostra c’e’ un pino, dove di solito si appollaiano i piccioni grassi (colombacci), che ha deciso di dare una spollinata proprio ora. Ho scoperto che e’ nella natura dei pini spollinare anche in questa stagione. Non e’ lui che ce l’ha con me, quindi, ma ogni volta che un piccione grasso si appollaia, il ramo trema e dalle pigne esce una romantica nuvoleta dorata.
Per fortuna avevo gia’ finito di dipingere quando il pino e’ entrato in fase dispersiva. :-)

I pini producono cosi’ tanto polline che gli strati pollinici fossili vengono usati come riferimento climatico paleontologico. Se c’era un certo clima, allora c’erano certi pini che disseminavano un certo polline. Il polline del pino e’ quasi indistruttibile. Lo trovi ancora dopo migliaia e migliaia di anni quasi tale e quale. Se c’era un pino, anche uno soltanto, il suo polline sara’ li a testimoniarlo. Le altre specie non riescono a competere con i pini. Le graminacee si sforzano. Ma non ce la fanno.

Oggi ho finito di dare il verde al portone di casa. Davanti al portone c’e’ un melo da fiore le cui mele, per fortuna, sono troppo grosse per attaccarsi alla vernice. :-)

Cesca @ 4:40 pm
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Programma di governo

Posted on Martedì 20 Settembre 2005

Leggendo questo post del contadino mi e’ venuto in mente qualcosa che ho sentito alla scuola estiva a cui ho partecipato quest’anno.

Durante una delle riunioni plenarie, Serge Latouche (mi scuso per aver dimenticato i possibili accenti sul nome :( ) ci ha detto che lui ha due programmi politici, uno riformista e uno piu’ radicale.

In questo post vorrei cercare di riassumere in cosa consiste il suo programma riformista:

  • tornare alla produzione dei materiali come era negli anni 60, avendo cosi’ una impronta ecologica “giusta”;
  • internalizzare i costi dei trasporti (chi sporca paga);
  • rilocalizzare le attivita’;
  • puntare sull’agricoltura contadina;
  • aumentare i beni relazionali;
  • ridurre lo spreco di energia (come da scenario megawatt dell’istituto Wuppertal);
  • moratoria sulla ricerca scientifica e tecnica;
  • penalizzare le spesa di pubblicita’, che rappresentano un inquinamento materiale, spirituale, auditivo e visuale.

Durante l’intervento, Latouche ci ha detto che ha sognato che si sarebbe presentato alle elezioni con questo programma e avrebbe vinto … dopo due giorni: assassinato!
Quindi ci ha detto che se si vuole usare un programma riformsita di questo tipo allora si deve essere rivoluzionari e affrontare il vero potere: il mercato.

Spero, nella mia confusione, di aver riportato il pensiero di Latouche senza troppi errori.

Chissa’ se e quali di questi punti saranno parte dei programmi dei nostri politici nelle prossime elezioni …

cesco @ 6:03 pm
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Perche’ fare sport?

Posted on Martedì 20 Settembre 2005

Perche’ fa bene al corpo e allo spirito, mi dicono tutti.

Ma se davvero e’ cosi’ vitale fare attivita’ sportiva… perche’ non ne ho proprio voglia?
Cioe’, tradotto in termini evoluzionistici: perche’ non ho sviluppato un istinto o un meccanismo fisiologico che abbini fatica e piacere?

Dopotutto mangiare e’ piacevole perche’ risponde ad un bisogno fisiologico (e, checche’ ne dicano questi olandesi calvinisti e repressi, e’ una goduria).
Una relazione sentimentale e’ piacevole perche’ favorisce il perpatuarsi della specie (non parlo solo di fare figli, mi riferisco anche ai legami di amicizia e di parentela).
Perche’ se fare sport ha davvero tali vantaggi per la specie esistono persone come me a cui sudare non piace?

Probabilmente, evolutivamente parlando, la specie umana solo da pochi anni ha avuto il bisogno di sostituire l’attivita’ fisica precedentemente impiegata nella vita quotidiana con l’attivita’ sportiva.

Quasi tutti noi facciamo dei lavori mentali per guadagnare dei soldi.
Usiamo i soldi per comprare delle macchine che facciano i lavori manuali al nostro posto (l’auto, la lavatrice…)
Usiamo il tempo libero per fare sport, che sarebbe attivita’ fisica non finalizzata a far soldi, perche’ ci sembra sano muoverci di piu’.

La storia dell’umanita’, e in particolare il progresso, sono stati sempre spinti dal desiderio di non far fatica.
Perche’ adesso mi venite a dire che far fatica e’ cosi’ bello che anche io dovrei farla?

Cesca @ 3:56 pm
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Gatta drogata

Posted on Domenica 18 Settembre 2005

Si sa che qui in Olanda quando si parla di “erba per uso domestico” ci si riferisce a quella da fumare.
Esiste anche una varieta’ di droga per gatti che sabato abbiamo inconsciamente comprato al mercato dei fiori di Utrecht, pensando servisse solo ad aiutare il gatto a liberarsi delle masse di pelo che ingoia quando si lecca per pulirsi.

Oggi, per sfizio, mi sono documentata in materia e ho scoperto che esistono circa 250 specie di piante che vengono definite “erba gatta”. E io che credevo che i gatti fossero carnivori!

Quella che abbiamo comprato non assomiglia nemmeno per sbaglio a quella di cui parlano i siti che ho consultato. Non scendo in dettagli botanici, ma quella che abbiamo in Olanda assomiglia all’erba (graminacee), mentre quella famosa assomiglia alla menta (labiate).

Quanto segue si applica alla Nepeta cataria, l’erba gatta piu’ famosa.
Leggo che il principio attivo della pianta e’ stato ampiamente studiato e GattoNet ne parla approfonditamente. “Sembra che attraverso quest’erba la mente del felino stimoli gli stessi centri di piacere dell’orgasmo. Molti gatti si rilassano e diventano pigri e felici, altri invece si comportano come cuccioli. Solo una bassa percentuale diventerà possessiva nei confronti della sua pianta d’erba gatta e potrebbe tentare di addentarvi o di soffiarvi.”
Non sembra dare assuefazione.

In commercio si trovano anche giocattoli per gatti imbottiti di erba gatta secca, spry all’erba gatta per regalare felicita’ ai gatti e foglie di erba gatta secca da aggiungere al cibo o da spargere per terra per farcisi rotolare sopra la bestiola.

Pare che anche altri felini rispondano al richiamo dell’erba gatta. Come da studi del Journal of Chemical Ecology.

Per i maliziosi che stessero formulando pensieri birichini riporto che l’erba gatta non ha gli stessi effetti sull’uomo. Al massimo ha un blando effetto rilassante. :-)

Cesca @ 4:51 pm
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Barbiere autogestito

Posted on Sabato 17 Settembre 2005

Francesco pesa mezzo chilo meno di mezz’ora fa.
Gli ho fatto barba e capelli. :-)

Avevamo gia’ provato a coltivare verdure e fare in casa pane e yogourt, e adesso la nostra autogestione si e’ spinta nel terziario (servizi alla persona)! Manuel ha comprato 4 anni fa una macchinetta regolabile per accorciare barba e capelli che e’ stata usata parecchie volte, facendoci risparmiare notevolmente tempo e denaro.
Siamo coscienti del fatto che tagliarsi i capelli in casa “frena lo sviluppo dell’economia” perche’ non cediamo ad un operatore specializzato parte dei nostri soldi. Pare che far girare i soldi sia la cosa piu’ importante del mondo (del Primo Mondo, almeno) e su questo ci sentiamo di dissentire e di commettere atti di disobbedienza civile. :-)

Io mi taglio i capelli da sola da almeno 15 anni, ma per motivi di gusto personale, non ideologici.
La prima volta che ci ho provato avevo paura di andare storta, cosi’ ho preso un rotolo di nastro adesivo da pacco (quello marrone, spesso 5 cm) e me lo sono attaccato ai capelli, tirandolo da una parte all’altra della testa, per avere un riferimento fisso sotto il quale tagliare. Ha funzionato abbastanza bene, ma la volta dopo ho deciso di cambiare scotch: quello di carta, da architetti, strappa meno capelli. :-)

La terza volta ho tentato l’ebrezza del taglio a mano libera.
Si puo’ fare, ma bisogna accettare la possibilita’ di avere un taglio piu’ corto di quello preventivato a causa di “pareggi” successivi non particolarmente riusciti. Il trucco e’ tagliare grandi ciocche tutte insieme e muovere le forbici all’indietro, altrimenti i capelli si piegano e il taglio si inclina.

Altra cosa che abbiamo sperimentato oggi e’ che un banale e comunissimo K-way protegge dai capelli meglio della mantellina contenuta nel kit del barbiere fai da te.

Cesca @ 8:10 pm
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La soglia di inerzia

Posted on Giovedì 15 Settembre 2005

Sto leggendo un libro spettacolare che si intitola: “Comportamento del consumatore” in cui sono riassunte le ricerche sulle motivazioni che spingono la gente a spendere.

Il primo capitolo ha ribaltato tutto quello che credevo di sapere sulla formazione del prezzo di un prodotto. La teoria che avevo studiato era semplice:

  1. I produttori offrono sul mercato un certo bene.
  2. I compratori cercano sul mercato di comprare quel bene al minor prezzo possibile.
  3. Il prezzo si forma all’incontro ottimale di domanda e offerta.

Tutto questo funzionerebbe se il mercato fosse perfetto, ovvero se ci fosse la possibilita’ di confrontare i prezzi e la voglia di farlo. Ebbene, pare che i consumatori siano, in media, a corto di tempo da spendere (oltre che di soldi), per cui risolvono il problema della scelta di un bene in modo sbrigativo, ostacolati dalla propria inerzia. In pratica:

  • Comprano nel negozio sotto casa (senza confrontare).
  • Comprano la prima cosa che trovano (senza pensare).
  • Comprano senza neanche leggere l’etichetta, spinti dall’abitudine.

Il processo energeticamente (parlo di fatica mentale) piu’ seguito ricalca lo schema seguente:

  1. Formulazione di un bisogno (consciamente o inconsciamente non importa)
  2. Ricerca della soddisfazione piu’ vicina, meno costosa e meno faticosa.
  3. Solo se la prima soluzione non soddisfa, allargare la ricerca.

Lo schema si applica anche alla ricerca di un patner:

  1. Formulazione dell’idea di Patner Ideale.
  2. Analisi della popolazione cacciabile di propria conoscenza.
  3. Se non va, riprovare con un altro, allargando la ricerca.

O alla formulazione di una diagnosi medica:

  1. Formulazione della prima diagnosi vagamente calzante con i sintomi.
  2. Analisi per confermare la corrispondenza tra sintomi e valori del sangue.
  3. Se non va, considerare una seconda causa dei sintomi, allargando la ricerca.

Insomma: la gente compra la prima cosa che capita, senza confrontarla. I medici ti fanno fare le analisi per la prima malattia che viene loro in mente, senza considerarle tutte, e non sta bene che uno provi tutti i partner disponibili prima di sceglierene uno. :-)

Viviamo in un mondo capitalistico, dove conta il profitto, ma che e’ troppo pigro per approfittare davvero delle situazioni.

Cesca @ 4:17 pm
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